




Mi resteranno questi suoni, forse;
mi resterà il baluginio dei lampi,
quando sdraiato in fondo al mare
cercherò di vedere la notte.
E lei fuggirà,
dietro nuvole e acqua.
che ti bagna la bocca come un’onda:
acqua.
Stamani, ascoltavo musica strumentale da una web radio e mi son messo a scrivere al computer, ad occhi chiusi. In quel modo stacchi la mente; perdi i sensi, in un certo qual modo. Meglio: li spegni tutti e se ne accende uno solo, invisibile, dentro di te.
E' il motivo per cui, un po' di tempo fa, imparai a battere sulla tastiera con dieci dita.
E' bello iniziare a scrivere dal primo pensiero e poi seguire il flusso. Non devi curarti di niente: forma, orografia, punteggiatura... Tanto meno, devi curarti di uno scopo. Quelle righe non le leggerà mai nessuno: scrivi per scrivere. A un tratto rileggi e ti chiedi come possa quella roba essere uscita dalle tue mani.
Sopra, ho inserito quello che ho visto poco fa. Sono le ultime frasi di quello che ho scritto. Spesso questi esperimenti producono brani senza senso, o che almeno non ne hanno sulla superficie, ma secondo me posseggono sempre una bellezza. Per questo, a seguire, inserisco anche l'inizio.
Stavo camminando lungo un sentiero. Era tutto scuro e non si riusciva a vedere fino in basso ai piedi. Improvvisamente una brezza da destra mi coglie di sorpresa. Un nuovo alito di vento che ridà la vita a chi l’ha perduta. Vorrei sapere il giorno che l’ho perduto dove ero andato; dov’era il soffio che mi ha lasciato. Penso che se ne sia andato verso ovest, a cercare la sua amata. Il miglior augurio che possa fargli è che la trovi.
Ho trovato una risonanza con un mio pensiero in un'intervista a Satyam, insegnante inglese che tiene un workshop chiamato "Finding your voice, finding your song". L'intervista si trova in "Lo spirito creativo", curato da Marga Eleonora Scroppo, per Oshoba.
Ho appena finito di fagocitare questo "non-manuale" e sono ancora sotto l'effetto lsd che lascia in bocca. E' uno di quei libri che ti esalta e ti fa venir voglia di mollare tutto per scrivere il romanzo del secolo. Diventare scrittori, insomma.
Non usare l'aggettivo. E' la sfida che ci siamo dati io e la Virgi.
Ieri io e la Virgi abbiamo fatto una delle nostre gite creative all' "Officina Perduta", pub bientinese. Per vari motivi - tanto tempo che non scrivevamo, un racconto a quattro mani da terminare e il trauma da foglio bianco - abbiamo deciso di lasciarci andare. Riniziare a scrivere per il gusto di scrivere, giocando nel vero senso della parola con l'aiuto della nostra stella protettrice (Natalie Goldberg).

Writing down the bones è il titolo originale del libro. E questo ci spiega molto del suo contenuto.


