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mercoledì 29 settembre 2010
E' molto che non pubblico, lo so. E forse questo sarà l'ultimo post di questo blog. Sniff, sniff!
Si perché ne ho aperto un altro e si chiama Barcelona y Yo.

Attraverso Barcelona y Yo, potrete seguire la mia avventura. Il 4 Novembre partirò per Barcellona con un biglietto di sola andata. Non so dove finirò e quando tornerò! E attraverso Barcelona y Yo cercherò di documentare la mia esperienza: dal trovare una sistemazione a tutto quello che succede nella metropoli (o cosmopoli...). Posterò foto, video, esperienze, eventi, tutto ciò che mi catturerà a Barcellona.

Perciò... bè. Seguitemi!


mercoledì 10 giugno 2009

Rose Rosse.
"Anche se non ascolti, le rose celebrano il profumo della vita. Anche se non guardi, sono lì, rosse e potenti."

Riflessi di margherite.
"Bagnate dalla pioggia. Disciolte. Riflesse: le Margherite."


Questi quadri sono in vendita su Ebay. Potete comunque prenderli in visione - assieme a tutti i miei lavori - sul mio sito: eros carpita . it.

martedì 21 aprile 2009


Che dire... finalmente! Dopo tanto travaglio, che un parto di un elefante da parte di una zecca delle Ande sarebbe niente, il NOSTRO musical.
Un po' di tempo fa (con le date sono una merdaccia) all'inizio di quest'anno, io e i miei amici abbiamo fondato un'associazione culturale: la Prossemica
Veniamo tutti dal canto e dalla recitazione (anche se a livello amatoriale). Abbiamo però avuto la fortuna di collaborare con persone molto capaci, e la nostra sensibilità e preparazione ci hanno portato a questo sposalizio sul palcoscenico. Da un'idea dell'associazione, ho costruito attorno al tema di Adamo ed Eva e ho avuto l'onore di scrivere la sceneggiatura e di improvvisarmi regista di periferia - e per questo ringrazio tutte le persone che lo hanno permesso e hanno creduto in questo lavoro. Ne è nata una commedia musicale grintosa e divertentissima - chi ha visto le nostre anteprime conferma :D.
E ora, venerdì 24 aprile, il debutto!! La prima assoluta. Sono fiducioso e sono fiero di tutti i nostri sforzi, cari Prossemici. Sarà un successone comunque, perché con le nostre gambine (e solo quelle) siamo arrivati fin qui. Grazie!

Sul sito de la Prossemica, potete trovare tutte le informazioni per questo e per gli altri spettacoli.
Un bacio a tutti!

sabato 7 marzo 2009


E a me resterà solo cosa?

Mi resteranno questi suoni, forse;

mi resterà il baluginio dei lampi,

quando sdraiato in fondo al mare

cercherò di vedere la notte.

E lei fuggirà,

dietro nuvole e acqua.


Che parola piena,

che ti bagna la bocca come un’onda:

acqua.


Stamani, ascoltavo musica strumentale da una web radio e mi son messo a scrivere al computer, ad occhi chiusi. In quel modo stacchi la mente; perdi i sensi, in un certo qual modo. Meglio: li spegni tutti e se ne accende uno solo, invisibile, dentro di te. 

E' il motivo per cui, un po' di tempo fa, imparai a battere sulla tastiera con dieci dita.

E' bello iniziare a scrivere dal primo pensiero e poi seguire il flusso. Non devi curarti di niente: forma, orografia, punteggiatura... Tanto meno, devi curarti di uno scopo. Quelle righe non le leggerà mai nessuno: scrivi per scrivere. A un tratto rileggi e ti chiedi come possa quella roba essere uscita dalle tue mani. 

Sopra, ho inserito quello che ho visto poco fa. Sono le ultime frasi di quello che ho scritto. Spesso questi esperimenti producono brani senza senso, o che almeno non ne hanno sulla superficie, ma secondo me posseggono sempre una bellezza. Per questo, a seguire, inserisco anche l'inizio.

Stavo camminando lungo un sentiero. Era tutto scuro e non si riusciva a vedere fino in basso ai piedi. Improvvisamente una brezza da destra mi coglie di sorpresa. Un nuovo alito di vento che ridà la vita a chi l’ha perduta. Vorrei sapere il giorno che l’ho perduto dove ero andato; dov’era il soffio che mi ha lasciato. Penso che se ne sia andato verso ovest, a cercare la sua amata. Il miglior augurio che possa fargli è che la trovi. 

venerdì 6 marzo 2009
Ho trovato una risonanza con un mio pensiero in un'intervista a Satyam, insegnante inglese che tiene un workshop chiamato "Finding your voice, finding your song". L'intervista si trova in "Lo spirito creativo", curato da Marga Eleonora Scroppo, per Oshoba.
L'intervistatrice, Marga, fa questa affermazione:
E' vero, gli artisti conoscono il nettare della vita e sono più esigenti, nel senso che non sono disposti a fare una cosa senza amarla. [...] c'è più chiarezza rispetto a ciò che ti piace e non ti piace e scegli quello che ti piace. Oppure riesci ad amare ciò che devi fare e a farlo in modo creativo.

Questo è ciò che fa un creativo o un artista. Ama cosa fa e lo fa in modo creativo. Oppure ogni che fa diventa spunto per andare oltre e creare bello.
Ogni volta che scompari dietro al tuo lavoro - qualsiasi esso sia - allora sei creativo. Nel momento in cui interviene l'aspettativa e l'obiettivo, l'arte e la creazione muoiono.
Nella foto, Meera Hashimoto e Il suo training di pittura. La pittura (in questo caso, ma potrebbe essere un'altra attività) diventa un bisogno primario, interiore; diventa un mezzo per sondare in profondità il nostro terreno. Diventa meditazione.
In questo modo tutto diventa bello.
A volte mi viene rimproverato questo mio appassionarmi a tutto, come se fosse una cosa negativa. In effetti può sembrare un arrendersi, un seguire la corrente senza mai fare una scelta precisa, ma in realtà non è così. Tutto si riconduce a un bisogno creativo e, se viviamo appieno ogni attività, si può incanalare in ogni azione. E tutto si può trasformare in qualcosa di bello, da amare e da fare totalmente; che sia impastare i frati, che sia creare un costume per uno spettacolo, che sia scrivere oppure semplicemente camminare.
Questo intervento non ha utilità - come tutti gli altri, del resto - però questo è quanto mi girava in testa stamani.
Un saluto.
venerdì 21 novembre 2008

"Tendo ad entrare nelle cose alla cieca, e quando fallisco mi rialzo. Questa è la mia abitudine. [...] Sono una sciocca-non avevo idea di come fosse duro da scrivere un romanzo. Ora stava chiedendo il mio coraggio. Non potevo più pararmi dietro ai miei personaggi da ferrotipo, dovevo dar loro corpo. Dovevo trasferirgli la mia forza vitale, mostrare il mio puro io, non solo l'io in cui volevo far credere tutti. Dovevo scuotere la gente con la verità. Oh mio Dio. Eccomi qui."

Natalie Goldberg, Thunder and Lightning.
Tradotto da me, senza pretese di perfezione.


martedì 18 novembre 2008

Per tutti gli aspiranti scrittori; per tutti gli amanti della letteratutra che vogliono capire dove sta lo specchio tra la realtà e il mondo riflesso della scrittura; per tutti quelli che, quando scrivono anche una lettera o una e-mail, vogliono essere più consapevoli. Elementi di stile nella scrittura di William Strunk jr, in questa edizione italiana del 2008 (come tutti i titoli del 2008, ha lo sconto del 20% su Ibs) ampliata da Mirko Sabatino con note indispensabili.

Stephen King, riferendosi all'edizione americana che è datata 1918, ha detto: "tutti gli aspiranti scrittori dovrebbero leggere The Elements of Style". E a ragione. 

E' una piccola perla questo libro, che contiene sinteticamente tutto ciò che bisogna sapere: la sintassi e la punteggiatura, le norme compositive, la forma (analizzata brevemente anche dal punto di vista editoriale), le questioni sullo stile. Importante è che non dice niente oltre all'essenziale.

Per la collana "Scrittura" di Dino Audino editore, vorrei segnalare anche: Come scrivere un racconto, Jack M. Bickham; Scrivere un Romanzo, Donna Levin; Master di scrittura creativa, J. Page Morrel.
Al prossimo post, sperando che trascorrerà meno tempo dell'ultima volta. E, vaffanculizzando lo stile dopo aver presentato un manuale di stile: Cieeeeeeeeeeeeeeeww!
venerdì 7 novembre 2008
Ho appena finito di fagocitare questo "non-manuale" e sono ancora sotto l'effetto lsd che lascia in bocca. E' uno di quei libri che ti esalta e ti fa venir voglia di mollare tutto per scrivere il romanzo del secolo. Diventare scrittori, insomma.

Non-manuale perché si pone nel processo di crescita dello scrittore tra la folgorazione del desiderio di raccontare e la lettura dei manuali di scrittura creativa o la frequentazione di corsi. L'autrice sostiene che approcciarsi subito alle tecniche narrative potrebbe scoraggiare fino all'abbandono. Prima, è necessario un percorso di preparazione. 

Secondo la Brande bisogna sapere cose come quali sono i principali problemi che possono affliggere uno scrittore (alle prime armi o anche già rodato) e come è possibile affrontarli; conoscere il significato di originalità,  di stile e del famoso "talento" che tanti scrittori e insegnanti sembrano usare come spauracchio per scoraggiare chi si avvicini a questo mondo misterioso. Inoltre, consiglia di tenere un quaderno e di scrivere regolarmente. Suggerisce di scindere le due personalità dello scrittore: il creatore dal giudice. Offre un metodo lineare e incoraggiante per arrivare alla stesura di una storia, un processo di autoeducazione all'essere scrittore. 
Scritto nel 1934, è ancora (a mio giudizio) un valido aiuto, superiore a molti manuali tecnici. So già che diventerà una mia copertina di Linus, come lo è tuttora Scrivere Zen di Natalie Goldberg.
Buona lettura/scrittura.
lunedì 20 ottobre 2008




Stamattina, ho deciso. Ho fatto la mia prima gita di scrittura da solo, al mare. Una sfida con me stesso. 
Sembrerà una sciocchezza, ma non è stato semplice farmi vedere da solo a scrivere su un scoglio. Contemporaneamente, avevo la necessità che qualcuno mi vedesse. Come se  lo sguardo di qualcuno mi legittimasse o meno a continuare a usare il mio tempo per scrivere di niente.
Salvo qualche immagine bella, uscita casualmente, non ho neanche prodotto niente di buono. 
Dopo un'ora chino sul quaderno a scrivere boiate, ho capito che questo era l'importante: scrivere, indipendentemente da tutto e tutti. Indipendentemente dalla gente che mi guarda o che se ne frega; indipendentemente dalle mega minchiate, straccia coglioni che possa aver scritto. 
Una mattinata così, d'allenamento e di rivelazioni.
Ho approfittato della gita per fare qualche foto. Sono quelle che vedete qui sopra.
Utilità di questo intervento: nessuna. Lo so. 
Al prossimo (spero più utile) post!
giovedì 16 ottobre 2008

Oggi mi sono messo a riflettere su un capitolo di Wild Mind (Natalie, ormai è mia amica). Afferma che scrivere è come qualsiasi altra cosa che viene da dentro. Nel capitolo, la Goldberg fa riferimento al correre. Se cacciamo "la scimmietta" (così definisce la parte di noi che è cosciente e critica), possiamo scrivere o correre. La base è sempre la stessa, liberarsi. "Se mi dimentico chi sono, allora posso essere un corridore" (cito traducendo alla buona).

La mia riflessione è questa: se è vero quello che dice Natalie Goldberg, allora chiunque si liberi da se stesso (ciò che vuole o pensa di essere) è capace di tutto
Siamo tutti capaci di sogni stupendi. Perché? Perché non possiamo controllarli in nessun modo. Quindi lasciamo fuori il critico. Se gettiamo il nostro inconscio in qualcosa - ma seriamente - allora diventa arte. 
Vi faccio un esempio sulla cena di cui vi ho parlato ieri. Non riuscivo a cucinare perché mi mancava un'ingrediente. Mi scervellavo su come reimpiegare i gamberi e i fiori di zucca. Allora ho detto: "si fotta la ricetta, faccio ciò che voglio!". Accantonata la ricetta e quello che volevo a tutti i costi fare (la scimmietta), ho iniziato ad accostare sapori seguendo il mio gusto e quello che mi diceva l'istinto. Il risultato è che i miei zii sono rimasti stupiti. Avviene lo stesso quando dipingo, scrivo o faccio qualsiasi altra cosa. 
Se segui una ricetta sei un esecutore, se vai d'istinto sei un cuocoLe tecniche non esistono. Le costruiamo noi con la nostra mente cosciente e critica e, per tanto, uccidono l'arte, perché ci vietano di liberarci. E' bene conoscerle per  metterle da parte. Consideriamole solo dopo, quando rileggiamo, assaggiamo, osserviamo il nostro lavoro.

Esempio pratico:
Se pensate di non saper far niente, ballate per un periodo, lungo quanto decidete voi. Lasciatevi andare, non vi guarda nessuno e non vi serve la musica. Muovetevi come vuole il vostro corpo, come vi piega l'aria e senza pensare a cosa viene fuori. Fregatevene di come sembrereste su un palco perché non ci siete sopra. Se sarete veri, sarete bellissimi. Sussurratevelo.
E poi, scrivete, dipingete, fate qualsiasi cosa che dite che non vi riesce. Non fermatevi a giudicare o a pensare; non ci sono regole, temi prescelti (potrebbe essere quello che avete di fronte a voi). Fatelo e basta. Mantenete lo spirito che avevate mentre ballavate. Lo stesso, preciso, stato mentale. 
venerdì 10 ottobre 2008
Non usare l'aggettivo. E' la sfida che ci siamo dati io e la Virgi.
Mi è venuta questa idea perché quando scrivo, a volte, stampo una serie interminabile di aggettivi. Avviene quando vado di getto, senza il temibile censore interno.
Perchè sono così legato all'aggettivo? E' veramente indispensabile?Penso di no.
Certo che a volte è necessario: la mela può anche rosseggiare, ma più spesso è semplicemente rossa. Tuttavia, tanti aggettivi rallentano inevitabilmente la lettura. Rendono il pezzo più statico; si descrive quando si potrebbe trasformare il tutto in un breve racconto.
Sembrerà un consiglio banale, ma penso che a volte, nella foga di scarabocchiare, ce ne dimentichiamo.

"Le pennellate vorticano di colori che accecano. Cielo, nuvole e alberi. 
I tronchi che i secoli hanno increspato sembrano trasformarsi in esseri impegnati in una danza, e le fronde si mescolano con le foglie che gridano il loro verde.
Inspiro l'aria al di là della cornice e sento i rumori. Soffiano e cullano e graffiano."


giovedì 9 ottobre 2008

Ieri io e la Virgi abbiamo fatto una delle nostre gite creative all' "Officina Perduta", pub bientinese. Per vari motivi - tanto tempo che non scrivevamo, un racconto a quattro mani da terminare e il trauma da foglio bianco - abbiamo deciso di lasciarci andare. Riniziare a scrivere per il gusto di scrivere, giocando nel vero senso della parola con l'aiuto della nostra stella protettrice (Natalie Goldberg).
Dopo aver cercato qualcosa di abbastanza forte da bere nel menù (io ho preso una trasgressivissima coca cola piccola e senza limone), abbiamo iniziato a scrivere facendo uno degli esercizi proposti nel libro Scrivere Zen.
L'esercizio consisteva nel descrivere un'azione tenendo ben presente quello che ci circondava nel momento in cui la svolgevamo. L'intento è quello di far notare allo "scrittore" come tutto ciò che fa e tutto ciò di cui scrive dipenda dal mondo che continua a esistere intorno a lui. Il tutto deve essere buttato sul foglio abbastanza velocemente, senza far troppo caso alla forma e alla grammatica, e soprattutto senza autocensurarsi
Trascrivo quello che è uscito dalla mia penna:

Il bastone di bambù inizia a farmi male stretto nei miei palmi. Ogni botta contro i rami dell'olivo sembra generare un nuovo callo.
Al di là di questo, non è neanche un po' piacevole stare sotto a una grandine di piccoli frutti verdi e viola. Frutti che si vanno a intessere nelle maglie della rete arancione, tra i ciuffi d'erba.
Guardare in su è anche difficile. Ho il terrore che un'oliva mi sfratti il bulbo oculare per sostituirsi a lui.
E il sole. La luce forte nonostante sia ottobre inoltrato e l'aria di ghiaccio mi stia screpolando le labbra. Ma nel breve momento in cui riesco a lanciare uno sguardo, le fronde danzano frustando il cielo terso. Le olive da grandine si fanno coriandoli leggeri che rigano l'azzurro.
Finché una fronda intera non si stacca sotto il mio mazzolare e mi cade in testa. Fin quel momento almeno, mi godo lo spettacolo.


martedì 30 settembre 2008

Writing down the bones è il titolo originale del libro. E questo ci spiega molto del suo contenuto. 
"Se scrivendo vien fuori qualcosa che vi fa paura o vi fa sentire esposti, tuffatevici dentro. Probabilmente è carico di energia." 

Considerato uno dei più importanti manuali di scrittura creativa, riesce ad essere molto di più. Natalie Goldberg ci accompagna nel mondo dello scrivere per scrivere, senza nessun altro fine. Quindi, agitare la penna non per una novella o una poesia (almeno all'inizio), ma per conoscere se stessi e riuscire a coadiuvare il mondo e il proprio essere in un fascio sottile che è il tratto del nostro inchiostro. Ti insegna che scrivere deve insegnarci a vivere e che la vita deve insegnarci a scrivere.

Quando lessi per la prima volta Scrivere Zen, ebbi la sensazione che tutto si modificasse intorno a me, che ogni rumore e profumo diventasse più forte, in qualche modo. Spesso rileggo un capitolo qua e là,  mi diverto a fare gli esercizi che propone e mi incanta ogni volta di più. E' uno dei libri da cui non mi separerò mai e questo è il motivo per cui oggi ho voluto farvelo conoscere.