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lunedì 16 marzo 2009

Ieri sera a Che tempo che fa, si è parlato molto di Decrescita, in varie forme e da vari punti di vista. In un quadro dove tutti dicono che bisogna rialimentare l’economia, che la crisi si supera aumentando i consumi, qualcuno ha il coraggio di dire che la soluzione è opposta a quella che si professa: Devoluzione, Decrescita.

Luca Mercalli da sempre ci invita a essere più coscienziosi nel rapporto di tutti i giorni col “nostro” pianeta e, anche ieri sera,  ha proposto una riflessione su questo fatto: se si fa un’indigestione (e in senso ampio, di questo si tratta), il consiglio non è mai di mangiare di più la volta successiva.

Serge Latouche ha portato la metafora della chiocciola: una chiocciola, quando crea la sua casa, parte dal primo giro. Ogni giro successivo raddoppia il volume del precedente. Arrivata al  quarto, si ferma. Torna indietro. Capisce che continuare non sarebbe produttivo; è dentro il suo dna, inciso. Quindi, torna indietro per consolidare quello che già ha.

In soldoni, Latouche afferma che questo è quello che dovremmo imparare noi umani. Siamo un tantino (eufemismo voluto) spostati da quello che sarebbe l’aspettativa della natura nei nostri riguardi. C’è molto superfluo che si sta sostituendo al fondamentale; ma questa è una riflessione mia.

Quindi, sempre secondo Latouche, questo richiede un uscire dallo schema esistente, secondo il quale bisogna consumare sempre di più. Bisogna inventarsi qualcosa di nuovo. Consolidare ciò che abbiamo, come la chiocciola. Ha anche spiegato che Decrescita non significa decrescere, è un termine politico, per provocare. In realtà, si parlerebbe di Acrescita. E già questo non significa che non ci sarebbe progresso; significa solo che il progresso non sarebbe identificato con la crescita economica.

Può sembrare utopico; non lo è. O almeno, non ci sono altre vie. Questa che percorriamo non va bene, non si può spingere per farla andare bene. Se porta verso il basso non ci sono modi di arrivare da un’altra parte, se non cambiando strada, appunto.

Anche Prodi, ospite dopo Latouche, ha affermato che bisogna riavviare l’economia, perché anche l’Africa ne soffre: noi non acquistiamo più le sue materie prime.

Ora, nonostante ammiri Prodi (forse sono uno dei pochi) per quello che fece nel suo ultimo governo e per la sua visione della politica, non penso che sia corretto quello che ha detto. Penso che l’Africa non abbia bisogno di essere sfruttata da noi. Se soffre la crisi è perché l’abbiamo resa dipendente dal nostro sfruttamento. L’Africa senza di noi starebbe meglio. Solo che in questa situazione, se noi scompariamo, le resta la dipendenza, e ci vuole del tempo per disintossicarsi dall’occidente.

Insomma, globalmente, un invito ad uscire dallo schema.

Io mi sto affacciando al mondo del lavoro. Il punto è: inventiamoci un lavoro. Ci sono molti licenziamenti: per forza! Questo paradigma non si addice più al mondo. Dobbiamo rassegnarci e reinventarci, come la chiocciola.

In bocca al lupo… almeno qualcuno mangerebbe.

venerdì 19 dicembre 2008

Quest'anno, il mio albero è Ecologico, Low Cost e Last Minute
Last Minute perché l'ho fatto ieri - quindi siamo ancora tutti a tempo; Low cost perché è costato €13 circa; Ecologico perché l'albero non c'é! Neanche quello di plastica ho voluto usare. Perché, anche se salva un albero vero, lo paghi 10 euro e l'anno dopo è da bruciare. Che ne pensate?

(clicca sulle immagini per ingrandirle)


Il non-Albero: ho disegnato la linea esterna con la rafia blu (€ 2,10), attaccandola con lo scotch trasparente. Ho incrociato un filo di 180 mini luci (€ 6 circa) in modo irregolare, fermando ad ogni vertice con un chiodo. 
Gli addobbi: le palle le avevo dallo scorso anno. Quaranta palle che costano all'incirca € 1 ogni set da 10. Le ho legate a due a due, a dei fili trasparenti di nylon (€2 circa, la matassina da 40 m.), e le ho appese alle lampadine. Nella foto del fiocco si vede come sono attaccate.
Per dare l'effetto della neve stilizzata, ho usato dei pezzetti di carta di alluminio accartocciata. L'ho attaccata con dello scotch trasparente.
Il fiocco: ho preso dei nastri di vari materiali, rimasugli di incarti e di alberi passati, tutti rigorosamente blu. Li ho legati assieme, con della rafia e al centro ho posto una stella di plastica glitterata (€ 0,90). 
Ta-dan!! Very low cost, very chic, very Christmas!

E poi mi son detto: perché non fare un po' di presepe

(clicca sulle immagini per ingrandirle)




La roccia: ovviamente, è carta da pacchi colorata... 
L'albero: si vede meglio nella prima foto. Non è altro che un bonsai morto. Ho foderato il vaso con la "roccia" e coperto col muschio (€ 0,90 al Brico, se non avete voglia di andare in bosco). Sui rami, ho cosparso un po' di farina. Viene un effetto ganzissimo.
Il laghetto: col ruscello. Carta stagnola, rafia blu, strati di tulle indaco attaccati con lo scotch alla rinfusa. Lo scotch dà l'effetto della superficie dell'acqua. quindi, se si vede, ben venga.

Che ne pensate di tutto sto ambaradan? Per favore, commentate! Abbiate pietà d'un cretino che c'ha speso 3 buone ore ieri sera. Con la nonna! Almeno lei, non vi fa pietà??  
Ah ah ah... anzi: Oh Oh Oh! Buon Natale!

mercoledì 1 ottobre 2008

Oggi, presso la sala stampa di Palazzo Chigi alle ore 12:00, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al Turismo Michela Vittoria Brambilla ha illustrato i risultati del turismo italiano da giugno a settembre di quest'hanno.
E' arrivata a una stupefacente osservazione: il turismo Italiano è in crisi. Vuoi per la crisi dei grandi mercati finanziari, vuoi per la preferenza di altre mete a minor costo.
Soluzione del sottosegretario: aumentare i servizi e le infrastrutture. Quindi cementificare anziché migliorare quello che già c'è. Mi sembra giusto! 
Ora... mi chiedo... ci sono meno arrivi e meno presenze e noi aumentiamo le strutture ricettive e pararicettive? Non cerchiamo davvero di capire come possa essere avvenuto e magari puntare a promuovere la nostra offerta in un senso diverso?
Ma Michela Brambilla ha pensato anche alle cause. Sissignore! Infatti, accenna al fatto che una delle motivazioni di questo calo potrebbe essere la cattiva immagine scaturita dal caso rifiuti in Campania, dato che questi dati che ha esposto hanno evidenziato una diminuzione delle presenze più forte al sud. Mi domando come ho fatto a non pensarci!
Quindi, non perdiamo tempo a scervellarci per offrire un prodotto migliore. Lungi da me! Siamo creativi, per Dinci! Via agli appalti, via alle tangenziali, via ai teletrasporti! Viva il cemento che piace tanto al turista! Placchiamo la spazzatura d'oro come la madonnina di Milano o mettiamola tutta insieme per costruire un nuovo albergo!
Acciderbolina, il Popolo della Libertà è proprio una grande famiglia: dà una carica pubblica a tutti i suoi figli!
lunedì 29 settembre 2008

Oggi, volevo parlare di qualcosa di bello tipo un libro o un film. Invece ho ritenuto più urgente affrontare un argomento che è emerso in una discussione con amici  un po' di giorni fa e con mio padre ieri sera: la tendenza di molti a cambiare automobile entro pochi anni dall'acquisto della stessa affinché sia valutata al maggior prezzo possibile.
Ovviamente, non tutti questi veicoli vengono riacquistati come usati. Quindi la mia domanda è: quanto viene riciclato dell'auto e quanto invece viene termovalorizzato o, peggio, quanto viene disperso nell'ambiente? Siccome non voglio tediare troppo i cosiddetti con cifre e numeri, invito i più interessati a consultare questo articolo - anche se è un po' datato lo ritengo molto interessante. 
In breve, nel link si afferma che nel 1997, su 2 milioni di auto rottamate (oltre 1.700.000 tonnellate di rifiuti) l'80% è stato riciclato, mentre il resto è finito in varie discariche e ben 306.000 tonnellate di materiale è stato disperso nell'ambiente. Ho fatto due calcoli banalissimi, ed è risultato che nel 1997 abbiamo abbandonato nel suolo un volume di materiale il cui peso si aggira intorno a quello di 360.000 automobili.
La Direttiva Europea 20007/53/CE stabiliva un po' di obiettivi e, secondo quest'altro articolo, non sono stati pienamente raggiunti, almeno in Italia. Infatti, entro il 2006, doveva essere riciclato almeno l'85% dell'auto, ma in Italì si ricicla ad oggi soltanto l'81% circa. Ma come ho già detto, non voglio entrare troppo in dettagli e in meriti, anche perché né la Direttiva, né qualsiasi altro documento può cambiare il fatto che mi ha toccato. 
Il punto è: considerando il costo ambientale dello smaltimento di un auto (senza neanche contare quanto costi produrne una nuova), ci sentiamo davvero tanto importanti da anteporre il nostro interesse finanziario all'importanza dell'ambiente? Voglio dire, qualche migliaia d'euro contro il valore dell'ambiente...?
Ci sono tante cose che non funzionano e non metto in dubbio che tutti consumiamo e tutti inquiniamo, ma penso anche che sarebbe il caso di fare un uso più coscienzioso di quello che ci viene messo a disposizione.

Vi invito soltanto a rifletterci su e considerare gli articoli che ho proposto per fare nuove riflessioni. Ogni commento è ben gradito. Grazie e al prossimo post.