15 anni fa
giovedì 23 ottobre 2008
Finalmente!! L'adamantina Ani Difranco ha strimpellato un nuovo album. Inutile che mi dilunghi in commenti per i quali non ho le competenze e che altri hanno già speso. Dall'ultimo album ero riemerso dubbioso; ma dai primi ascolti, quest'ultimo lavoro mi pare che sia frutto della stessa Ani di cui mi innamorai ai tempi di Revelling/Reckoning.
Comunque, mi rimetto a voi. Ani o si odia o si ama, e quindi anche questo post è inutile, in quanto non convincerà nessuno.
Incollo qui una registrazione di Landing Gear in sala d'incisione.
Bene, orsù! Buon ascolto...
lunedì 20 ottobre 2008

Stamattina, ho deciso. Ho fatto la mia prima gita di scrittura da solo, al mare. Una sfida con me stesso.
Sembrerà una sciocchezza, ma non è stato semplice farmi vedere da solo a scrivere su un scoglio. Contemporaneamente, avevo la necessità che qualcuno mi vedesse. Come se lo sguardo di qualcuno mi legittimasse o meno a continuare a usare il mio tempo per scrivere di niente.
Salvo qualche immagine bella, uscita casualmente, non ho neanche prodotto niente di buono.
Dopo un'ora chino sul quaderno a scrivere boiate, ho capito che questo era l'importante: scrivere, indipendentemente da tutto e tutti. Indipendentemente dalla gente che mi guarda o che se ne frega; indipendentemente dalle mega minchiate, straccia coglioni che possa aver scritto.
Una mattinata così, d'allenamento e di rivelazioni.
Ho approfittato della gita per fare qualche foto. Sono quelle che vedete qui sopra.
Utilità di questo intervento: nessuna. Lo so.
Al prossimo (spero più utile) post!
giovedì 16 ottobre 2008
La mia riflessione è questa: se è vero quello che dice Natalie Goldberg, allora chiunque si liberi da se stesso (ciò che vuole o pensa di essere) è capace di tutto.
Siamo tutti capaci di sogni stupendi. Perché? Perché non possiamo controllarli in nessun modo. Quindi lasciamo fuori il critico. Se gettiamo il nostro inconscio in qualcosa - ma seriamente - allora diventa arte.
Vi faccio un esempio sulla cena di cui vi ho parlato ieri. Non riuscivo a cucinare perché mi mancava un'ingrediente. Mi scervellavo su come reimpiegare i gamberi e i fiori di zucca. Allora ho detto: "si fotta la ricetta, faccio ciò che voglio!". Accantonata la ricetta e quello che volevo a tutti i costi fare (la scimmietta), ho iniziato ad accostare sapori seguendo il mio gusto e quello che mi diceva l'istinto. Il risultato è che i miei zii sono rimasti stupiti. Avviene lo stesso quando dipingo, scrivo o faccio qualsiasi altra cosa.
Se segui una ricetta sei un esecutore, se vai d'istinto sei un cuoco. Le tecniche non esistono. Le costruiamo noi con la nostra mente cosciente e critica e, per tanto, uccidono l'arte, perché ci vietano di liberarci. E' bene conoscerle per metterle da parte. Consideriamole solo dopo, quando rileggiamo, assaggiamo, osserviamo il nostro lavoro.
Esempio pratico:
Se pensate di non saper far niente, ballate per un periodo, lungo quanto decidete voi. Lasciatevi andare, non vi guarda nessuno e non vi serve la musica. Muovetevi come vuole il vostro corpo, come vi piega l'aria e senza pensare a cosa viene fuori. Fregatevene di come sembrereste su un palco perché non ci siete sopra. Se sarete veri, sarete bellissimi. Sussurratevelo.
E poi, scrivete, dipingete, fate qualsiasi cosa che dite che non vi riesce. Non fermatevi a giudicare o a pensare; non ci sono regole, temi prescelti (potrebbe essere quello che avete di fronte a voi). Fatelo e basta. Mantenete lo spirito che avevate mentre ballavate. Lo stesso, preciso, stato mentale.
mercoledì 15 ottobre 2008

Come organizzare una cena creativa. L'altro ieri, grande festa in quel di Ponsacco! Come tutti gli anni sono arrivati gli zii e per il menù avevo intenzione di fare fuochi d'artificio alla fiamma per stupire tutti e restare sul leggero. Perciò ho preso delle ricette, le ho rimescolate, rinventate e ricucinate.
Gli ingredienti base erano una zucca a polpa rossa, zucchini e fiori di zucca, e tutto doveva girare intorno a questi, col divieto assoluto dell'uso della carne. Quindi ho preparato un risotto alla zucca coi fiori, seppie alla griglia ripiene di zucchini, gamberoni saltati avvolti nella bietola e fiori di zucca ripieni alla menta.
IL RISOTTO DI ZUCCA. Ho usato la ricetta tradizionale, solo che due minuti prima della fine della cottura ho aggiunto i fiori di zucca tagliati a listarelle sottili.
LE SEPPIE RIPIENE. Ho pulito le seppie, piccole e fresche (18!) e le teste le ho usate per un brodo di pesce con le teste dei gamberi ben pulite, della carota e mezzo pomodoro.
Ho saltato la buccia di tre zucchine (l'interno è finito nel brodo per il risotto, insieme al mezzo pomodoro avanzato), le ho salate e ho messo un po' di peperoncino; ho coperto col brodo di pesce e fatto evaporare, per poi raddensare il tutto con un poco di farina.
Una volta freddato questo ripieno, ho farcito le sacche delle seppie, le ho fermate con lo spago e le ho grigliate a fuoco lento finché non hanno preso colore.
LE CODE DI GAMBERO. Ho fatto insaporire un po' d'olio con aglio e timo. Ho saltato le code sgusciate (15) divise a metà nell'olio aromatizzato con poco sale per meno di un minuto. Dopo, ho avvolto le code in foglie di bietola sbollentate in poca acqua e sale e fatte freddare con succo di limone.
I FIORI RIPIENI ALLA MENTA. Ho fatto l'impasto con tre patate lesse, lo zucchino che mi era avanzato crudo e tritato finemente, alcune foglie di menta, parmigiano, sale, pepe e due uova. Ho farcito i fiori (15), li ho avvolti bene e li ho cosparsi di parmigiano e pan grattato. Il tutto è andato in microonde con grill per una decina di minuti.
Ta-dan! Ecco la cenettina variopinta che ho presentato. Purtroppo non ho avuto tempo di fare le foto perché ero incollato ai fornelli. Al prossimo post!
lunedì 13 ottobre 2008
Da Tori Amos, con "Yo George", a Madonna con il video incensurato di "American life"; dal documentario scioccante "11 settembre 2001 - inganno globale" trasmesso in Italia da Report alle denunce di molti intellettuali americani. L'America ha tutti i difetti che ci possano venire in mente, ma certamente ha anche un forte senso della libertà di parola. Persino George Bush, discutibile presidente, non viola questo diritto.
Pensiamo invece all'Italia, dove, come tutti sappiamo, questo diritto è tutelato dalla costituzione. Pensiamo a cos'è avvenuto a presentatori, opinionisti, comici italiani accusati di dire ciò che pensavano. Pensiamo a Biagi, Lutazzi, Santoro (che grazie al cielo è tornato), Guzzanti ecc... Pensiamo alla libertà di espressione nel nostro paese, indipendentemente dal condividere o meno il pensiero di questi signori cacciati come fossero eretici al tempo della controriforma.
Ieri sera, a "Che tempo che fa", Fabio Fazio ha intervistato lo scrittore americano Paul Auster, che non si è mai scomposto nell'esprimere giudizi anche duri su George W. Bush. Una piccola parte dell'intervista è stata incentrata proprio su questo argomento: la libertà di parola. Incollo qui il video.
A chi si fosse perso questa intervista, consiglio di andarla a vedere nella videoteca del sito del programma, qui, non appena sarà messa online per intero.
Paul Auster ha anche presentato il suo ultimo libro "Uomo nel buio", il quale sarà uno dei miei prossimi acquisi. Buona visione a voi e buona fortuna agli scrittori italiani, che non penso siano tanto fortunati quanto quelli d'oltreoceano.
venerdì 10 ottobre 2008
Non usare l'aggettivo. E' la sfida che ci siamo dati io e la Virgi.Mi è venuta questa idea perché quando scrivo, a volte, stampo una serie interminabile di aggettivi. Avviene quando vado di getto, senza il temibile censore interno.
Perchè sono così legato all'aggettivo? E' veramente indispensabile?Penso di no.
Certo che a volte è necessario: la mela può anche rosseggiare, ma più spesso è semplicemente rossa. Tuttavia, tanti aggettivi rallentano inevitabilmente la lettura. Rendono il pezzo più statico; si descrive quando si potrebbe trasformare il tutto in un breve racconto.
Sembrerà un consiglio banale, ma penso che a volte, nella foga di scarabocchiare, ce ne dimentichiamo.
"Le pennellate vorticano di colori che accecano. Cielo, nuvole e alberi.
I tronchi che i secoli hanno increspato sembrano trasformarsi in esseri impegnati in una danza, e le fronde si mescolano con le foglie che gridano il loro verde.
Inspiro l'aria al di là della cornice e sento i rumori. Soffiano e cullano e graffiano."
giovedì 9 ottobre 2008

Ieri io e la Virgi abbiamo fatto una delle nostre gite creative all' "Officina Perduta", pub bientinese. Per vari motivi - tanto tempo che non scrivevamo, un racconto a quattro mani da terminare e il trauma da foglio bianco - abbiamo deciso di lasciarci andare. Riniziare a scrivere per il gusto di scrivere, giocando nel vero senso della parola con l'aiuto della nostra stella protettrice (Natalie Goldberg).
Dopo aver cercato qualcosa di abbastanza forte da bere nel menù (io ho preso una trasgressivissima coca cola piccola e senza limone), abbiamo iniziato a scrivere facendo uno degli esercizi proposti nel libro Scrivere Zen.
L'esercizio consisteva nel descrivere un'azione tenendo ben presente quello che ci circondava nel momento in cui la svolgevamo. L'intento è quello di far notare allo "scrittore" come tutto ciò che fa e tutto ciò di cui scrive dipenda dal mondo che continua a esistere intorno a lui. Il tutto deve essere buttato sul foglio abbastanza velocemente, senza far troppo caso alla forma e alla grammatica, e soprattutto senza autocensurarsi.
Trascrivo quello che è uscito dalla mia penna:
Il bastone di bambù inizia a farmi male stretto nei miei palmi. Ogni botta contro i rami dell'olivo sembra generare un nuovo callo.
Al di là di questo, non è neanche un po' piacevole stare sotto a una grandine di piccoli frutti verdi e viola. Frutti che si vanno a intessere nelle maglie della rete arancione, tra i ciuffi d'erba.
Guardare in su è anche difficile. Ho il terrore che un'oliva mi sfratti il bulbo oculare per sostituirsi a lui.
E il sole. La luce forte nonostante sia ottobre inoltrato e l'aria di ghiaccio mi stia screpolando le labbra. Ma nel breve momento in cui riesco a lanciare uno sguardo, le fronde danzano frustando il cielo terso. Le olive da grandine si fanno coriandoli leggeri che rigano l'azzurro.
Finché una fronda intera non si stacca sotto il mio mazzolare e mi cade in testa. Fin quel momento almeno, mi godo lo spettacolo.
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