sabato 28 febbraio 2009
E ora che la linea di arrivo è tagliata, cosa mi aspetta? Dove vanno i corridori dopo che hanno sfondato il traguardo?
"Si preparano per un'altra corsa." 
Ma come scelgo IO la prossima corsa? non si tratta di scegliere tra piano o salita; non si tratta neanche di asfalto o terra battuta. Si tratta di vita.
Che neanche è vita mia: che se come mio padre mi ha sempre insegnato sono il mondo che si muove attraverso me, mi dica come muovermi. E che se il non fare è un fare, e scaturendo naturalmente dal mio corpo vuol dire che è la vita che parla in me, allora dovrei lasciarmi galleggiare e trascinare. 
Allora dovrei solo lasciare che sia. 
Dovrei solo rimanere a vivere e il mondo non si aspetterebbe altro da Eros. 
Tutto questo ignoto che sento dentro e fuori di me, può diventare la cosa più bella di sempre. Mi sento un albero che, a pieno diritto, non vuole essere costretto a bonsai: Posso arrampicarmi sulla roccia, oppure affondare le radici nel terreno o metterne di aeree; i miei rami possono crescere intrecciati oppure dritti come steli.
E' tutto ignoto e, a volte, a lasciarsi sopraffare, spaventa alla morte, ma "nel momento in cui tu scegli la vita, senza saperlo hai scelto l'insicurezza."*
Voglio avere tutto il coraggio di non essere bonsai.

*Osho, Teologia Mistica, ECIG ed.

1 commenti:

virginia ha detto...

la mia riflessione, a suo tempo, fu molto meno profonda
http://byoritmo.blog.excite.it/archive/month/200612